LA CENA DELLE SETTE CENE

LA CENA DELLE SETTE CENE

Gaia Faravelli ott 28, 2020 Food and Wine 0 Comments

In Oltrepò Pavese ci sono tradizioni popolari che ancor oggi si tramandano in forma orale. Una di queste è la famosa cena “di magro” chiamata “cena delle sette cene”, che si svolge il 23 dicembre. Oggigiorno poche famiglie rispettano la tradizione integralmente, ne propongono piuttosto delle varianti, mentre alcuni ristoranti del territorio la ripropongono fedelmente, tanto che nel 2010 proprio grazie ad uno di questi custodi della tradizione, il Ristorante Selvatico di Rivanazzano, “la séna di sèt sén” ottenne la De.Co. (Denominazione Comunale).

L’origine di questa antica usanza risale al Medioevo ed è ricca di simbologie pagane e cristiane, che occorre spiegare. La “cena delle sette cene” era in realtà un pasto abbondante, che preparava l’uomo al digiuno del giorno successivo, per festeggiare poi anche a tavola la nascita di Gesù Bambino il giorno del S. Natale. La cena era costituita da ben sette portate, che simboleggiavano il numero delle ore di luce d’inverno, i peccati capitali, i giorni in cui Dio creò il mondo. Ogni elemento legato a questo momento conviviale aveva quindi un significato profondo, magico.


La “séna di sèt sén” era più di un semplice pasto, era un rito, che iniziava con un grosso pane, il miccone.

In passato i monaci tramandavano la leggenda secondo cui durante la fuga in Egitto Gesù Bambino fu nascosto in un contenitore con della pasta di pane, che in quei tempi per gli ebrei era senza lievito, ma quella pasta lievitò, avvolgendo e nascondendo il Bambino dagli occhi nemici. Per questo motivo la lievitazione era considerata quasi sacra ed i contadini conservavano con estrema cura “âl cârsént”, ossia quella parte di impasto necessaria per fare il pane la volta successiva. La sacralità del pane, nella tradizione, era data anche dal segno di croce tracciato con la lama del coltello sull’impasto prima della lievitazione.

Nella “cena delle sette cene” il capo famiglia poneva subito sulla tavola il miccone. A fine pasto ne distribuiva dei pezzetti a tutti i commensali allo scopo di preservarli dalle malattie. L’avanzo veniva conservato fino a Sant’Antonio (il 17 gennaio), quando veniva dato agli animali della stalla, affinché anch’essi fossero protetti tutto l’anno. Gli animali, infatti, erano importantissimi per i contadini, perché garantivano la loro sopravvivenza.

Le 7 portate:
Insâlàtâ âd bidràv, püvrón e inciùd
Insalata di barbabietole, peperoni e acciughe
Turtâ d’sücâ
Torta di zucca
Sigùl cul pen
Cipolle ripiene
Fas dâ Bâmbén cun l’âjà
Fasce del Bambino con l’agliata
Mârlüs cun l’üvâtâ
Merluzzo con l’uvetta
Furmâgiâtâ cun mustàrdâ
Formaggetta con mostarda
Per giâsö cöt cun i câstégn
Pere ghiacciolo cotte con le castagne


In queste settimane che precedono il Natale, scopriremo insieme ciascuna pietanza ed il suo significato simbolico, per prepararci a vivere insieme le festività secondo la tradizione.

N.B. Per saperne di più sul miccone, vi rimando all’articolo “La merenda contadina in Oltrepò”.