SANGUE DI GIUDA, IDENTITA DI UN TERRITORIO
Se si pensa che la zona dell'Oltrepò Pavese è ricoperta da ben 13.500 mila ettari di vigneti di tantissime varietà diverse, risulta difficile trovarne una che identifichi appieno la storia di questo territorio. Eppure, nel Pinot Nero si riconosce una buona parte delle aziende vitivinicole dalla zona. Ma c'è qualcosa di ancor più interessante in Oltrepò! Esiste un vino a Denominazione di Origine Controllata che parla di una fetta di territorio più piccola, circoscritta, degna di essere raccontata. Si tratta della D.O. Sangue di Giuda, riconosciuta come tale il 6 agosto 1970.
Per chi conoscesse il territorio, la Denominazione ha come confine ad est la strada comunale per Bosnasco, quindi scende ad ovest fino a raggiungere Santa Maria della Versa, per poi incontrare il torrente Scuropasso in località Molino Sacrista. Da qui, scende a valle, comprende il comune di Pietra de Giorgi e Cigognola, per chiudere il cerchio toccando di nuovo l’imbocco della strada comunale per Bosnasco.
Stiamo parlando un piccolo lembo di terra rispetto agli oltre tredicimila ettari censiti. Una vera chicca quindi!
I vigneti sono tutti caratterizzati da terreni di natura calcarea o calcareo – argillosa, su pendici collinari ben soleggiate. Per la produzione di Sangue di Giuda sono necessarie le seguenti varietà: Barbera (dal 25% al 65%); Croatina (dal 25% al 65%); Uva Rara, Ughetta (Vespolina) e Pinot Nero (vinificate congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 45%). Nello specifico, il nostro Sangue di Giuda viene prodotto con uva Vespolina.
Con decreto del 3 agosto 2010 il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali riconosce l’indipendenza della D.O. Sangue di Giuda rispetto alle altre Denominazioni “Oltrepò Pavese” e all’interno dello specifico Disciplinare per la D.O. Sangue di Giuda si ribadisce la possibilità di vinificarlo come vino fermo, frizzante o spumante, definendo rigorosi parametri per ciascuna delle tipologie.
Naturalmente ciò che accomuna tutte le tipologie è il colore rosso rubino intenso; il sapore pieno, corposo, dolce, leggermente tannico e – nel nostro caso – piacevolmente vivace.
Interessante è anche la storia legata al nome “Sangue di Giuda”.
In una guida di vini d’Italia del 1925 l’ampelografo Arturo Marescalchi ne dava una sua personale interpretazione:
"il Sangue di Giuda [...] è così definito per il suo colore rosso intenso [sangue], forse un po’ traditore [Giuda] per chi ne abusa [...], generalmente “ammandorlato”, ossia amarognolo, e dolce nel contempo".
Esiste anche un’antica leggenda a riguardo.
Si racconta che dopo la propria morte Giuda si pentì del tradimento nei confronti di Gesù e gli chiese perdono. Gesù gli offrì la possibilità di riscattarsi, inviandolo sulla Terra per compiere opere di bene. Giunto nel comune di Broni, in Oltrepò Pavese, la popolazione riconobbe Giuda, il traditore, e tentò di ucciderlo. Egli si salvò aiutando la popolazione a debellare la malattia della vite, che rischiava di mettere a repentaglio l’intera produzione. In segno di ringraziamento, i viticoltori gli dedicarono il nome del loro vino rosso dolce.
Quale sia la vera origine del nome non è dato sapere, ma certo è che ben si abbina ad un vino così particolarmente unico.
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